Lagoftalmo

quando l'occhio non riesce a chiudersi completamente

Il lagoftalmo è una condizione oculare in cui le palpebre non riescono a chiudersi completamente, lasciando una parte del bulbo oculare esposta all’ambiente esterno. Questa incompleta chiusura, che può manifestarsi di giorno o solo durante il sonno (lagoftalmo notturno), impedisce all’occhio di essere protetto e idratato adeguatamente, esponendolo a gravi rischi e problematiche.

Cos'è e quali sono le sue conseguenze?

Quando l’occhio non si chiude del tutto, la congiuntiva e soprattutto la cornea (la superficie trasparente più esterna) rimangono esposte all’aria. Questo porta a una rapida evaporazione del film lacrimale, causando una serie di conseguenze negative:

  • Secchezza oculare severa: la costante esposizione asciuga la superficie dell’occhio, provocando forte disagio.
  • Irritazione e bruciore: sintomi tipici della secchezza e dell’esposizione.
  • Sensazione di corpo estraneo: la superficie oculare irritata dà la sensazione di avere sabbia o un granello nell’occhio.
  • Arrossamento oculare.
  • Visione offuscata: l’irritazione e la secchezza possono compromettere la chiarezza della vista.
  • Cheratopatia da esposizione: la conseguenza più grave. L’esposizione cronica e la disidratazione della cornea possono portare a infiammazione (cheratite), erosioni, ulcere e, nei casi più severi, a cicatrici, infezioni e persino alla perforazione della cornea, con un rischio elevato di perdita permanente della vista.

Quali sono le cause del lagoftalmo?

Il lagoftalmo può essere causato da diverse condizioni, che ne determinano la natura e la gravità:

  • Paralisi del nervo facciale (VII nervo cranico): questa è la causa più comune. Il nervo facciale controlla il muscolo orbicolare, responsabile della chiusura delle palpebre. Una paralisi (come nella paralisi di Bell, post-ictus, post-trauma o post-chirurgica) impedisce al muscolo di funzionare correttamente.
  • Retrazione palpebrale: un eccessivo tiraggio della palpebra (spesso quella superiore) verso l’alto. Questo può essere causato da:
    • Orbitopatia tiroidea (Malattia di Basedow-Graves): una condizione autoimmune che causa infiammazione e rigonfiamento dei tessuti dietro l’occhio, spingendo il bulbo in avanti (esoftalmo) e ritraendo le palpebre.
    • Cicatrici post-traumatiche o post-chirurgiche: ad esempio, un’eccessiva rimozione di pelle durante una blefaroplastica.
  • Ectropion severo: se la palpebra inferiore è molto evertita, può contribuire all’incapacità di chiudere completamente l’occhio.
  • Anomalie congenite: meno frequenti, presenti dalla nascita.
  • Masse o tumori: che spingono l’occhio in avanti o impediscono il movimento della palpebra.

Lagoftalmo notturno idiopatico: in alcuni casi, l’incompleta chiusura palpebrale avviene solo durante il sonno, senza una causa specifica identificabile.

Diagnosi e trattamento

La diagnosi si effettua attraverso un’accurata visita oculistica, che include l’osservazione della chiusura palpebrale (spesso chiedendo al paziente di chiudere delicatamente gli occhi), la valutazione della salute della cornea e la ricerca della causa sottostante.

Il trattamento del lagoftalmo è fondamentale per proteggere l’occhio e prevenire danni permanenti. Le opzioni terapeutiche variano a seconda della causa, della gravità e della durata della condizione:

  1. Trattamento conservativo (per alleviare i sintomi e proteggere):
  • Colliri lubrificanti e unguenti: da applicare frequentemente durante il giorno e, soprattutto, unguenti più densi prima di dormire, per mantenere l’occhio idratato.
  • Camere umide: occhiali protettivi o maschere umidificate da indossare, specialmente di notte, per creare un ambiente umido attorno all’occhio.
  • Cerotti oculari o nastri adesivi: per tenere chiusa la palpebra durante il sonno (soluzione temporanea e precauzionale).
  1. Trattamento chirurgico (per correggere la causa o ripristinare la chiusura):

La chirurgia è spesso la soluzione definitiva per il lagoftalmo, soprattutto quando le cause sono strutturali o neurologiche permanenti. Le tecniche utilizzate possono includere:

  • Tarsorrafia: chiusura parziale o totale delle palpebre mediante sutura, per ridurre l’apertura palpebrale e proteggere la cornea. Può essere temporanea o permanente.
  • Impianto di pesi d’oro: un piccolo peso d’oro viene impiantato nella palpebra superiore per aumentarne la massa e aiutarla a chiudersi per gravità. È una soluzione discreta e reversibile, particolarmente utile nelle paralisi del nervo facciale.
  • Correzione della retrazione palpebrale: interventi per allungare o abbassare la palpebra retratta, spesso con l’uso di innesti (es. sclera donatrice, cartilagine).
  • Cantopessia laterale o mediale: interventi per rinforzare gli angoli delle palpebre, contribuendo a un migliore allineamento e chiusura.
  • Innesti nervosi o procedure di rianimazione facciale: in casi selezionati di paralisi del nervo facciale, possono essere tentate procedure più complesse per ripristinare la funzione muscolare.

Trattamento dell’ectropion associato: se l’ectropion contribuisce al lagoftalmo, la sua correzione chirurgica è essenziale.

Il Dott. Luigi Caretti, con la sua competenza in chirurgia palpebrale e oculoplastica, è in grado di diagnosticare con precisione il lagoftalmo e di proporre il piano di trattamento più adeguato, sia esso conservativo o chirurgico. L’obiettivo primario è la protezione della superficie oculare e il ripristino della funzionalità e del comfort per il paziente.